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La mimosa
Aprile 18, 2008
La mimosa, (Acacia Dealbata), è un albero di origini australiane che, nelle sue terre di origine arriva a svilupparsi fino a 30 m di altezza mentre da noi non supera i 12 m.
La mimosa è un albero ornamentale con foglie bipennate di colore verde opaco, i fiori giallo intenso, raggruppati a grappoli che emanano un profumo inconfondibile.
La mimosa è un fiore molto delicato ed ha purtroppo vita breve. Basta però eliminare tutte le foglie che si sino rovinate e quelle che crescono in basso: queste infatti marciscono rapidamente perché a contatto con l’acqua del vaso. Tenerle sempre in un vasetto con dell’acqua tiepida in modo da far fiorire i capolini non ancora aperti e a rendere più soffici quelli già sbocciati. Inoltre tenere il vasetto lontano da igni fonte di calore (es. termosifoni) altrimenti l’aria secca peggiorerebbe l’aspetto della mimosa.
La mimosa, come ogni fiore, ha un proprio linguaggio: nel linguaggio dei fiori, la mimosa è rappresentata dal suo utilizzo in Inghilterra, nel secolo scorso: le ragazze meno carine erano solite infilare un fiore d’acacia nell’occhiello della giacca, della camicetta oppure fra i capelli per esibire la loro ideologia. Diverso significato veniva attribuito alla mimosa dagli indiani d’America: in base ad una vecchia usanza un ramoscello d’acacia era donato da ogni giovane alla ragazza che gli aveva infuocato
il cuore. Il loro aspetto delicato nasconde forza e vitalità , per questo è simbolo
di forza e femminilità .
Non a caso, proprio al fiore delicato è dovuta la notorietà della mimosa, che da mezzo secolo è il simbolo della donna: infatti il suo ramo fiorito viene offerto in dono alle donne l’8 Marzo, giorno della Festa della donna.
Qualche piccola curiosità sul nome “mimosa”: oggi è utilizzato anche come nome femminile, come nome di un cocktail e di un asteroide, oltre che di un dolce che ne raffigura il fiore.
Energia nucleare
Aprile 14, 2008
L’energia nucleare è una forma di energia dal bombardamento dell’uranio con neutroni. Il nucleo dell’uranio si divide in due nuclei più piccoli tramite un processo detto di “fissione nucleare”, durante il quale si genera energia e altri neutroni che, a loro volta, continueranno a far dividere i nuclei di uranio dando luogo alla famosa “reazione a catena nucleare”. Durante questo processo viene emessa radioattività ad alta intensità .
Utilizzato dagli anni ‘50 per produrre energia elettrica, l’energia nucleare ha sollevato non poche polemiche e problemi: dopo un primo entusiasmo per l’innovazione tecnologica, l’incidente di Chernobyl nel 1986 ha destato nopn poche preoccupazioni in tutti quei paese che utilizzano l’energia nucleare per creare energia elettrica.
Attualmente sono circa 438 i reattori nucleari attivi nel mondo, e quelli con la maggior concentrazione sono gli USA (104), la Francia (59), e il Giappone (53). I paesi che soddisfano il proprio fabbisogno energetico interno tramite l’energia nucleare sono: la Francia (76% fabbisogno energetico interno), i Paesi dell’Europa dell’Est (40-50% del fabbisogno), gli USA (il 20%).
Aspetto preso sottogamba e di non poco conto agli inizi dell’utilizzo dell’energia nucleare negli anni ‘50, erano le scorie radioattive: le scorie prodotte dalla centrale nucleare, necessitano di 100.000 anni di “riposo” per non essere più pericolose, e trovare un luogo adatto affinchè ciò avvenga, senza creare rischi per la popolazione, ad oggi non è stato ancora possibile.
Benchè sia positivo da un lato ma negativo dall’altro, l’utilizzo dell’energia nucleare, si stima che nel 2020 gli impianti saranno sempre di meno: ma in Finlandia invece, è quasi pronto (dovrebbe essere terminato per il 2010) un impianto nucleare. In Germania, Olanda, Belgio e Svezia invece, gli impianti attualmente in funzione continuaranno a produrre energia, mentre in Asia si progettano 15 nuove centrali.
Soluzione ai tanti e rischiosissimi problemi derivanti da un impianto nucleare è la “fusione nucleare”, ossia un nuovo sistema per produrre energia nucleare ma ridurre al minimo il rischio di incidenti. Inoltre, le scorie prodotte dovranno essere riposte solo per poche centinaia di anni: si stima che nel 2030 sarà pronto il primo reattore internazionale (Europa-Usa-Giappone), basato sulla fusione nucleare.
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